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Giorno del Ricordo PDF Stampa E-mail
Oggi, 10 febbraio, si ricorda la drammatica vicenda vissuta intorno agli anni 1945 e 1947 dagli Italiani del Confine orientale, una storia drammatica per lungo tempo lasciata quasi nell'oblio Ma oggi possiamo affermare che il 10 febbraio è divenuto ormai la data di una memoria condivisa, una memoria raccolta da tutte le grandi forze politiche e che è definitivamente andata oltre gli steccati storici ed ideologici in cui la si era voluta contenere. Il 10 febbraio è un giorno che ha rifondato la nostra stessa coscienza nazionale e civile; per esprimere tali sentimenti rimandiamo alle parole pronunciate dal Presidente della Republica, Giorgio Napolitano, anche per un riferimento storico, in occasione della commemorazione del "Ricordo" dell'anno 2013, quando ricordava che la ricorrenza del 10 febbraio era stato istituita: "...per rendere giustizia agli italiani che furono vittime innocenti - in forme barbariche raccapriccianti, quelle che si riassumono nell'incancellabile parola "foibe" - di un moto di odio, di cieca vendetta, di violenza prevaricatrice, che segnò la conclusione sanguinosa della seconda guerra mondiale lungo il confine orientale della nostra patria. E a cui si congiunse la tragica odissea dell'esodo di centinaia di migliaia di istriani, fiumani e dalmati dalle terre loro e dei loro avi. [...] E sulla base di un discorso di verità sulle sofferenze degli italiani e sulle brutalità delle più spietate fazioni titine - discorso che all'inizio, ricorderete, ci procurò qualche reazione polemica sull'altra sponda dell'Adriatico, ma poi si è imposto anche perché intrecciato con una nostra severa riflessione sulle colpe del fascismo - è stato quindi, sulla base di un discorso di verità, che si è potuto raggiungere il traguardo della riconciliazione, cioè del reciproco riconoscimento con le autorità e le opinioni pubbliche slovene e croate, e del comune impegno per un mare di pace in un'Europa di pace.» Lo stesso Presidente Napolitano terminò il suo intervento con un significativo appello alla Riconciliazione in un ampio concetto:
"Riconciliazione non significa rinuncia alla memoria e alla solidarietà. E ha senso perché quanto più i giovani, i ragazzi di oggi, si compenetrano con ogni passaggio importante, con ogni squarcio doloroso della nostra storia di italiani; tanto più potrà rinsaldarsi la nostra coesione nazionale e insieme con essa rafforzarsi la nostra voce in Europa."
Giorgio Siri  -  Assessore alla Cultura
 
 

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